La dismorfofobia, o disturbo da dismorfismo corporeo, è una condizione che porta le persone a percepire difetti nel proprio aspetto fisico in modo amplificato o distorto. In una società in cui l’immagine è spesso filtrata da standard estetici irraggiungibili, parlare di corpo, identità e percezione di sé diventa sempre più importante.

Da questa consapevolezza nasce “Oltre la dismorfofobia”, l’evento ideato da Michela Zitoli con il contributo di Team Enjoy. Un progetto che utilizza la moda come strumento di dialogo per promuovere una visione più autentica e inclusiva della bellezza.

La serata ha riunito professionisti del settore, realtà creative e pubblico in un momento di confronto e condivisione. Circa 240 persone hanno partecipato all’evento, assistendo a una passerella che ha scelto di mettere al centro non modelli professionisti, ma persone vere, con le loro storie e le loro identità.

La sfilata: un lavoro di squadra

Uno dei momenti più significativi della serata è stata la sfilata finale, la cui organizzazione e direzione dello styling sono state curate da Momo School.

La realizzazione della passerella è stata il risultato di un lavoro di squadra tra diverse realtà del territorio, che hanno collaborato per costruire un’esperienza autentica e partecipata. Accanto al team della scuola hanno lavorato l’Accademia di Trucco di Modena, che ha curato il make-up dei partecipanti, e gli hair stylist di Vento nei Capelli, responsabili delle acconciature della sfilata.

Il backstage è diventato così uno spazio di incontro e collaborazione, dove ogni dettaglio – dal trucco ai capelli fino alla costruzione degli outfit – è stato pensato per valorizzare la persona prima ancora dell’abito.

Un elemento che ha reso la sfilata particolarmente significativa è stato il rapporto che si è creato tra il team creativo e i modelli. In passerella non c’erano professionisti della moda, ma persone comuni, molte delle quali non avevano mai vissuto un’esperienza simile. Proprio per questo la preparazione è diventata un momento di ascolto, accompagnamento e condivisione.

Durante la sfilata sono stati presentati i capi dei brand Valentina Poltronieri, Sophia Curvy e Nunziatina, realtà che, ognuna con la propria sensibilità creativa, condividono l’idea che la moda debba prima di tutto valorizzare la personalità di chi la indossa.

Gli abiti non sono stati soltanto elementi estetici, ma parte di un racconto più ampio: quello di persone che, attraverso la moda, hanno avuto la possibilità di esprimersi e di mostrarsi nella loro autenticità. In questo modo ogni look ha contribuito a costruire una passerella fatta di storie vere, identità e carattere, dove l’abito diventa uno strumento per raccontare chi siamo.

Moda, inclusione e formazione

Per Momo School, partecipare alla realizzazione della sfilata di Oltre la dismorfofobia rappresenta pienamente il valore di una formazione che mette al centro l’esperienza e il dialogo con il mondo reale.

La moda, quando incontra progetti di questo tipo, supera la dimensione puramente estetica e diventa uno strumento culturale capace di promuovere inclusione, consapevolezza e rispetto delle differenze.

La passerella dell’evento lo ha dimostrato chiaramente: la moda può essere uno spazio aperto, in cui ogni persona trova il modo di raccontarsi.